Alberi.

 

  • Che bel tempo era quello nel quale ogni cosa era viva secondo l’immaginazione umana, quando nei boschi si giudicava per certo che vi abitavano le ninfe, i fauni e i silvani e stringendo un albero lo sentivi palpitare come un essere vivente. -   Sono le parole di Giacomo Leopardi.

Il mondo antico per Leopardi è degno di rimpianto, la natura era viva, ed era in contiguità con gli esseri umani.  Gli alberi sono i primi abitanti del pianeta e secondo il mito sono anche i nostri progenitori.   Gli antichi coglievano una profonda analogia tra la struttura di un albero e la forma del corpo umano. Nelle metamorfosi di Ovidio i piedi si trasformano in radici, la chioma in capelli, le braccia in rami, e si stabilisce una sorta di parallelismo tra uomini e alberi.  Il mondo antico ha coltivato l’idea che gli alberi fossero i doppi sacri degli esseri umani.

Al tempo di Virgilio e nei suoi luoghi natii quando nasceva un bambino si piantava un pioppo e quei boschetti di  alberi costituivano l’anagrafe vegetale,  ogni albero cresceva in simbiosi con l’essere umano, osservandolo dal suo  sviluppo o dall’eventuale arresto della crescita, si traevano tante considerazioni,  infinite informazioni, che oggi non siamo più in grado di cogliere. L’albero non era semplicemente un doppio ma qualcosa di sacro attraverso il quale poter conoscere  in anticipo tutto ciò che all’individuo sarebbe potuto accadere.

Nel mondo antico il sacro aveva una presenza pervasiva. Il divino è ovunque e tutto è colmo di dei, così diceva Talete di Mileto, primo filosofo del pensiero occidentale, poi sono arrivati i cristiani, responsabili dell’affondo più grave contro la Natura.  In nome del monoteismo hanno negato le entità del mondo naturale. La cultura giudaica ci ha obbligato ad una idea fissista, il mondo è creato e nasce così, sempre uguale nessuna mutazione, nessun cambiamento, una rigidità senza fine, anche nel pensiero.  

Annamaria Beretta