
Solo durante l’umanesimo si sviluppò un interesse per il passato classico. Il padre delle antichità è Ciriaco d’Ancona, grande viaggiatore e umanista, si pone l’obiettivo di riportare in vita il passato greco romano. Documenta che il Partenone di Atene esiste e non si chiama chiesa di santa Maria ma è: - il meraviglioso tempio della dea Atena, opera divina di Fidia con cinquantotto sublimi colonne di una tale grandezza che hanno sette palmi di diametro. E’ adornato con le sculture più nobili che mai la meravigliosa abilità di uno scultore abbia potuto rappresentare … -
L’ interesse di Ciriaco nasce nel 1421 quando intorno all’arco di Traiano di Ancona vennero montate delle impalcature, un’occasione imperdibile per vedere da vicino il monumento. Osservando le armoniche proporzioni, la purezza del marmo cercò di immaginare l’aspetto originario dell’arco e in base alle iscrizioni ipotizzò la presenza sull’attico delle statue in bronzo dorato di Traiano, di sua moglie Plotina e di sua sorella Marciana.
Ovunque andasse ricercava le testimonianze dell’arte greco romana: - Tutto ciò è così ammirevolmente realizzato, che vorrei chiamare quest'arte quasi divina, piuttosto che umana. Tutto ciò sembra che non sia stato prodotto con l'artificio delle mani dell'uomo, ma dalla stessa natura.-
Criticò aspramente l’usanza dei suoi contemporanei di ottenere calcina utilizzando i marmi antichi dei monumenti e lasciò questa annotazione amara: - Coloro che oggi conducono la loro vita tra le mura di Roma, trasformano turpemente, oscenamente, di giorno in giorno in bianca ed impalpabile cenere gli edifici marmorei, maestosi e elegantissimi sparsi ovunque per la città, le statue famose e le colonne, in modo vile, vergognoso e osceno, così che in breve tempo nessuna immagine e nessun ricordo di esse resterà ai posteri.-
La passione di Ciriaco d’Ancona per la classicità lo portò a dichiarare pubblicamente che riteneva Mercurio suo protettore, l’aveva visto in sogno, durante un pernottamento a Fano, dove aveva studiato l’arco di Augusto. Il dio lo spingeva a seguire i suoi obiettivi senza temere i contrasti con il cristianesimo. Per Mercurio compose una ode di ringraziamento per aver trovato nell’isola di Delo tante testimonianze classiche e per questo dai suoi contemporanei fu accusato di paganesimo.
E’ il primo ad interpretare i resti di Villa Adriana a Tivoli come residenza imperiale e a citare il famoso Torso del Belvedere, possente scultura in marmo, senza arti e senza testa, firmata da Apollonio di Atene e datata I secolo avanti era volgare che vide nel palazzo del cardinale Prospero Colonna e che poteva raffigurare il dio Ercole.
E’ davvero significativo che non usi, per indicare gli abitanti della Roma a lui contemporanea il nome, per lui, sicuramente sacro di Romani.
Nel 1435 ebbe dal sultano il permesso di visitare l’Egitto e fu il primo europeo a identificare le piramidi, sulle tracce degli scritti di Erodoto, come meraviglie del mondo antico e non come i granai del Giuseppe biblico.
Nel 1436 visitò la Grecia, ci rimangono le sue parole: - Giunsi ad Atene. Ho visto delle enormi mura distrutte dal tempo e, sia in città sia nelle campagne circostanti, edifici in marmo di straordinaria bellezza, case, templi e numerose statue eseguite da artisti di prim'ordine e grandiose colonne, ma tutte queste cose non formavano che un vasto ammasso di rovine. –
A quel tempo Atene era descritta dai viaggiatori del nord Europa come una città gotica.
Annamaria Beretta
P.S.: sabato 8 giugno alle ore 15 in piazza Loggia racconterò l’imperatore Adriano. E’venuto a Brescia? Sì. Cosa ha fatto? Tutto tranne che tagliare le teste ai due martiri Faustino e Giovita. E’ insopportabile questa storia. Tempo almeno due ore. Costo: 10 euro.