Il luogo che ospitava la Vittoria Alata, data la sua importanza e funzione non poteva essere altro che un’abside dentro una curia, dove si riunivano i senatori. Questo valeva per Roma, difatti stava nella curia Iulia, voluta da Giulio Cesare, ma anche per una città come Brixia, che aveva come Roma la sua curia Iulia e il senato locale.
Tra il 313 e il 498 appare la bellezza di 72 volte sulle monete ma con una trasformazione significativa, dati i tempi, da simbolo pagano si trasforma in simbolo cristiano. Sono i bizantini a compiere questa operazione. La Vittoria Alata perde il diadema e conquista l’aureola.
La causa per la sua rimozione a Roma nella curia Iulia durò cinquanta anni, fino al 402 anno in cui venne irrimediabilmente distrutta.
Costanzo II la fece rimuovere nel 357, l’imperatore Giuliano la fece riposizionare, Valentiniano la mantenne dove l’aveva messa Giuliano, nel 382 Graziano la fece rimuovere, Simmaco cercò di farla ripristinare nel 384 indirizzando a Valentiniano, Teodosio e Arcadio, la Relatio III, facendo arrabbiare il vescovo di Milano, Ambrogio. Nel 392 Eugenio la ripristinò nuovamente e nel 394 Teodosio la rimosse, nel 402 Simmaco andò a Milano per perorare la causa pagana di fronte ad Arcadio ed Onorio che la respinsero. A questo punto l’altare con la Vittoria venne fatto rimuovere e definitivamente distrutto. Era il 402.
A Brixia, visto cosa succedeva a Roma, hanno pensato bene di nasconderla ed è grazie a questi coraggiosi signori se oggi la possiamo ancora ammirare.
Non vado oltre, sabato 11 novembre, alle ore 15, appuntamento in Piazza Vescovado a Brescia, racconto l’affascinante seguito, che non è la solita tiritera che viene narrata. Almeno due ore di tempo e 10 euro per l’incontro. Grazie.
Annamaria Beretta
P.S.: Ho preparato come ogni anno le agende con i miei acquarelli. Venti euro le settimanali con sfondo in camoscio rosa e venticinque le giornaliere con sfondo in similpelle blu.
