Il pugile e la Vittoria.

Sì l’ho visto ed è bellissimo, condivide la stessa cella della Vittoria Alata, per la precisione quella di Giunone, la dea della luna e dell’acqua, che sta alla destra di Giove, particolare che non viene neppure menzionato, non si sa mai che le persone possano, attraverso informazioni più dettagliate,  recuperare sprazzi della loro memoria. Secondo gli organizzatori,  la Vittoria e il pugile, dovrebbero colloquiare tra loro grazie alla presenza di uno specchio. Secondo me,  non accade, i due personaggi sono troppo diversi,  ma l’intenzione è quella di  trovare per forza un nesso tra loro.  L’unica correlazione è che tutte e due le statue emergono, dopo secoli di oblio, da un nascondiglio, dove uomini coscienziosi, rischiando pene severe, finanche la morte le hanno deposte,  con ragguardevole cura; a questi anonimi signori va tutta la mia stima con infinita riconoscenza e gratitudine.  Se non l’avessero fatto oggi avremmo perso dei capolavori incredibili. Manca sempre l’accento sulla prevaricazione di  quei tempi, l’attenzione a chi ad ogni costo imponeva la religione dogmatica creando danni immensi nell’animo degli esseri umani e nell’intero nostro  patrimonio.  Pensarci deve servire da monito perché i fanatismi di qualsiasi ordine e specie sono sempre dietro l’angolo, ed essere trascinati dentro itinerari violenti, dove opprimere i pensieri minoritari o diversi  è un attimo. La Storia sempre e comunque dev'essere la nostra maestra di vita, come sosteneva Cicerone.

Lei la Vittoria Alata appare come una figura altera posta su una base di marmo bianco ma la  sua  giusta collocazione sarebbe dentro un’abside  in  una basilica, luogo dove si riuniva il senato locale che  in suo nome,  dopo averle acceso granelli d’incenso,  prendeva decisioni solenni, con particolare riguardo agli antichi valori.  Non stava sotto un portico, come ho sentito affermare e neppure  rappresenta una grazia ricevuta,  donata da Vespasiano alla città, che di impegni se ne era già presi parecchi, con la costruzione del tempio capitolino, e relative divinità gigantesche  come  Giove, Giunone e Minerva da inserire.  Al tempo dell’imperatore Vespasiano, già c’era, perché arrivata con Cesare Ottaviano Augusto,  di cui non si parla mai, che l’ha collocata nella curia Iulia, oggi monastero di Santa Giulia.

Lui, il pugilatore in riposo,  come viene chiamato stava nelle terme di Massenzio, che Costantino ha fatto inappropriatamente sue, si faceva ammirare da tutti i presenti e tanta era la meraviglia e la venerazione che la gente aveva bisogno di toccarlo,  così che  in  alcune parti il bronzo  risulta lucido. Lisippo che è il fantastico autore del IV secolo a.C. l’ha colto in un tempo kairos, che equivale  ad un’istantanea dei tempi antichi, un fermo immagine, di un’intensità struggente.  Seduto, tranquillo, ma visibilmente stanco, aspetta il verdetto, emesso dai giudici? può essere, ancora indossa i guantoni e, osservandolo ti viene da pensare che dopo aver ascoltato il suo destino potrebbe alzarsi e andarsene, dove? Non sappiamo. Se avesse mantenuto le pupille avremmo potuto leggere i pensieri nei suoi magnifici occhi.

la Vittoria è aulica, nei suoi confronti c’è un timore reverenziale,   per lei ci vorrebbe un contesto solenne, mentre il pugile, sono convinta, che vorrebbe stare tra la gente che lo ammira, lo tocca, lo guarda estasiato come un eroe, gli fa domande, quante gare hai vinto?  E ora che fai? Combatti ancora?

Merita una visita? Indubbiamente sì.  A Brixia dal 12 luglio fino al 29 ottobre 2023.

Annamaria Beretta

P.S.: per chi vuole giovedì 20 luglio alle ore 17 appuntamento davanti alla Rotonda in piazza Duomo per un incontro gratuito. Tema: Brixia.