Quando nell’anno 330 Costantino se ne andò a Bisanzio, fondando Costantinopoli, lasciò il suo palazzo, la domus Faustae al potere religioso, retto da Papa Milziade, probabilmente su suggerimento del suo amico Eusebio, vescovo di Cesarea. L’edificio portava l’antico nome dei Laterani ed era di proprietà della moglie, lei l’aveva ricevuto in dono dal padre, imperatore Massimiano. Fausta muore per mano del marito, con la complicità della suocera, che diverrà santa. Costantino uccide oltre alla moglie, il figlio, il suocero, i cognati e tutti coloro che impediscono la sua ascesa al potere e per nostra fortuna risparmia il piccolo Giuliano, che diventerà un grande e saggio imperatore, impegnato per tutta la sua breve vita a correggere gli errori dello zio Costantino, che non esita a definire ignorante e violento.
Diciassette secoli sono passati e ancora non si è fatta luce sul perché Costantino ha ucciso la moglie Fausta e Crispo, figlio della prima moglie Minervina. Si è sempre parlato di possibili intrighi amorosi tra loro ma qualcosa non quadra. Se così fosse i due sarebbero stati condannati a morte nello stesso spazio temporale e nello stesso luogo, invece così non avvenne. Crispo venne fatto giustiziare dal padre a Pola e Fausta venne immersa in acqua bollente nelle terme di palazzo a Costantinopoli.
Non si conosce il credo religioso di Crispo, la storia non ne parla. Nel duomo di Treviri sono stati rinvenuti i frammenti di un soffitto a cassettoni dove erano raffigurati tutti i componenti della famiglia imperiale, tranne il volto di Crispo, che appare volutamente cancellato agli archeologi. Nel luogo si trovava l’antico palazzo imperiale che per volontà di Elena fu distrutto e sostituito da una chiesa.
Di Fausta possiamo supporre che fosse di cultura pagana, come il fratello Massenzio e il padre Massimiano. Lecito pensare che questo duplice omicidio abbia all’origine una natura religiosa, accenno un’ipotesi, che dev’essere considerata come tale: Crispo non voleva accettare la nuova religione del padre e ne ostacolava i progetti mentre Fausta non voleva cedere la sua bella dimora ai vescovi, dove si è svolta la loro prima assemblea pubblica. Da qui l’eliminazione dell’uno e dell’altra.
Con il dono di Costantino a papa Milziade, la comunità cristiana è riconosciuta dallo stato romano. Per la chiesa è un cambiamento epocale, nulla sarà più come prima. E Costantino? Giuliano sostenne che lo zio si avvicinò al cristianesimo perché terrorizzato dai suoi crimini, i sacerdoti cristiani erano gli unici a garantirgli l’impunità e la salvezza eterna.
Annamaria Beretta
