Alnus, Alus, Saturno.

 

L’albero di ontano è un magnifico colonizzatore, il suo legno resiste all’acqua, il suo nome latino è alnus, che molto ricorda il nome della divinità celtica Alus. E’ un dio oggi sconosciuto, probabilmente sostituito dal più famoso Saturno, che nella radice Sat del nome dichiara la sua funzione  fecondatrice.

Ma Saturno non è soltanto il dio della rigenerazione, a lui non si fa riferimento solo per il periodo aureo dell'abbondanza, la cosiddetta età dell’oro, quando gli esseri umani e le divinità vivevano in pace insieme,  Saturno è il dio che ha insegnato agli uomini la tecnica dell'agricoltura e con essa la civiltà.

Durante i Saturnalia si riconduce il periodo posto alla fine dell’anno all’epoca aurea, si rigenera il tempo sacro, il dio torna bambino con l’anno nuovo che inizia a gennaio con Giano.

Nel tempio di Saturno si conservava il tesoro dello Stato insieme alle leggi incise su tavole bronzee, ai decreti del senato, alle insegne degli eserciti   e ad una bilancia per la pesatura del metallo.

A Brixia ci sono due riferimenti a Saturno, il primo con Afra, l’ennesima santa martire  di cui si sa poco e potrebbe essere pure inesistente. In qualche scritto risulta essere la moglie del governatore locale Italico, che avrebbe portato la statua di Saturno nell’anfiteatro affinché ai suoi piedi fossero sbranati i cristiani dalle belve feroci.  Afra è  presente nell’anfiteatro di Brescia e assiste alle torture e ai supplizi dei martiri Faustino e Giovita, ma facendosi il  segno della croce, calma l’ira di quattro tori inferociti.  Di fronte a questo prodigio i circa tremila spettatori presenti si convertirono immediatamente al cristianesimo.  

Viene denunciata all’imperatore Adriano e subisce il martirio insieme alla schiava Samaritana, dopo la decapitazione di Faustino e Giovita.  

Il secondo riferimento a Saturno descrive l’azione del re longobardo Ariberto che dà l’ordine di distruggere la statua della divinità ad Edolo.

Di fronte a questi scritti di origine longobarda entrati purtroppo a pieno titolo nella  Storia deduco che Brixia aveva un anfiteatro con una capienza di almeno tremila persone, di cui oggi non c’è traccia, almeno in superficie,  in compenso sono rimasti i nomi dei gladiatori. Inoltre che esisteva un tempio di Saturno in città, e che l’imperatore Adriano arrivato a Brixia  nel 130 d.C., invece di dedicarsi come suo solito a inaugurare prestigiosi edifici, spesso da lui progettati e  a tenere importanti discorsi alla cittadinanza  ha impegnato il suo tempo nel  taglio delle teste dei futuri martiri. Che storia!

Annamaria Beretta