Venere ericina o Venere genitrice?

Venere Ericina o Venere genitrice? Potrebbe essere sia l’una che l’altra, la prima legata a Paolo Fabio Massimo della gens Fabia, amico di Cesare Ottaviano Augusto e inviato a Brixia per organizzare la città secondo il modello romano, la seconda legata alla figura di Giulio Cesare che nella Brixia romana ha transitato con la x legione e di Venere era l’erede in quanto discendente di Iulo, figlio di Enea. Che sia il tempio di Venere non ho dubbi,  solenne e grandioso, sorge su un pronao, ed  era circondato da portici oggi  inglobati nella superficie della chiesa. L’interno per quanto alterato nella sua purezza delle forme  rimane maestoso e ricorda la curia dei Fabi, stesse colonne, qui sono sette,  stesso soffitto a botte e i due laterali a crociera.   Il fiume Bova, visibile,  scorre sotto al pavimento all’ingresso, appena oltre il perimetro  di quella che era la cella della divinità, ovviamente distrutta. Nessuna paura di ciò che c’era rimane sempre l’impronta. Chi ha costruito ha edificato secondo i canoni della bellezza, con le stesse proporzioni che abitano i fiori, chi ha distrutto voleva solo ribadire un potere, e dei calcoli perfetti, secondo l’ottava,  dell’ingegnere, architetto, maestro Vitruvio non sapeva che farsene.

Ad aprile, nel mese dedicato alla dea, veniva celebrata la festa femminile dei Veneralia. Secondo Ovidio, durante queste festività, la statua di culto veniva spogliata dei vecchi ornamenti, era lavata con cura dalle donne della città e adornata con fiori freschi, in particolare venivano utilizzate le rose, a lei sacre.  La lavatio delle statue era un’importante pratica importata dalla Grecia e dall’Oriente. Tale rito serviva a rigenerare le forze della divinità grazie all’immersione nell’acqua viva, come se le si volesse dare una seconda nascita. Le matrone di buona famiglia, le donne meno abbienti e anche le prostitute si denudavano e facevano un bagno di purificazione. Durante questo rituale si cingevano di mirto, pianta sacra alla dea per le sue virtù purificatrici e medicinali.  Si beveva il cocetum una bevanda afrodisiaca a base di papavero, latte e miele, le matrone pregavano per la concordia e la serenità coniugale, mentre le prostitute l’invocavano per ottenere fascino e sensualità.

Altri tempi, altra saggezza, altra cultura.

Vi aspetto venerdì 21 aprile, giorno della nascita di Roma, alle 15 in piazza Loggia. L’incontro dura oltre due ore e chiedo 10 euro. Il mio punto di vista? Tradizionale antico che sta per pagano senza il minimo dubbio.

Annamaria Beretta