Marzo, il mese del dio Marte.
Marzo è il mese di Marte, dio della guerra, della fertilità, della vegetazione, dei giardini, della folgore, del tuono e della pioggia. Dio della primavera, la stagione che apre il nuovo ciclo dell’anno con la rinascita dei germogli e la ripresa della guerra. Marzo primo mese dell’anno, denso di celebrazioni: il primo marzo si festeggia Giunone, madre di Marte e dea del parto. Le matrone romane cantavano durante la festa: portate fiori alla dea; questa dea ama le piante in fiore; fate corone di fiori da mettere intorno alla testa, inoltre offrivano banchetti ai loro schiavi un po’ come avveniva durante le feste dei Saturnali, con un rovesciamento dei ruoli, mai sperimentato in altre società.
La religione antica romana era molto complessa, aveva radici filosofiche profonde, si manifestava attraverso riti sacri ricchi di simboli, comprendeva sempre la Natura e il cosmo e ogni abitante dell’impero vi si riconosceva con molta dignità, poiché la religione era lo Stato. Gli editti di Teodosio del 380 d.C. in poi, pongono fine con una violenza inaudita alla raffinatezza, alla cultura, alla pluralità di espressioni tipiche del mondo pagano. Si interrompe il dialogo proficuo tra maschile e femminile, le molteplici divinità femminili devono cedere il posto ad un unico dio maschio e le sacerdotesse spariscono, di nome e di fatto.
E a Brixia? Si menziona la statua di Marte che si getta in mare (avete letto giusto) insieme a quelle di Mercurio, Giove, Apollo e Saturno e molte altre divinità. Erano tutte sulla nave che trasportava Faustino e Giovita per ordine dell’imperatore Adriano. Mi chiedo quando si inizierà seriamente ad indagare i fatti storici accaduti lasciando alle ridicole fantasie ecclesiastiche di origine longobarda lo spazio che meritano.
Esiste un’ara votiva eretta a Marte a Vobarno da un certo Marco Vettinio Assiano, veterano romano.
Annamaria Beretta
