La Vittoria Alata, ma non la solita storia.

Era ancora sul campo di battaglia a Bedriaco, piccolo centro sulle rive dell’Oglio, in provincia di Cremona,  impegnato nella guerra contro Vitellio, quando Vespasiano, futuro imperatore di Roma, lanciò la sua proposta agli dei:  - se vinco, vi prometto che edificherò il tempio più grande di sempre. – E così fece. Non scelse un luogo qualsiasi, la sua attenzione si concentrò su Brixia, dove da tempo già esisteva il santuario più importante di tutto il nord d’Italia. Sorgeva nel cuore sacro della città, l’umbilicus urbis,  individuato  dai  celti, ancora presidiato da Brig, l’antica dea del luogo, che dentro il tempio repubblicano aveva mantenuto il suo spazio. Un’estesa pianura si apriva di fronte mentre le spalle erano protette da un colle che di nome fa Cidneo,  ovvero cigno, l’animale a lei sacro. Ed è sulla sommità del colle che Cesare Ottaviano Augusto costruisce il suo edificio di culto regalando alla città una nuova meravigliosa prospettiva ellenica. Vespasiano non distrugge nulla, secondo le regole di Vitruvio, aiutato dai più importanti architetti del tempo, forse gli stessi Celere e Severo, innalza un edificio così imponente come  mai si era visto prima. Lascia scritto il suo nome e la data, affinché gli dei si ricordino della promessa mantenuta. Dell’immensa statua di Giove, che presidiava la cella centrale, oggi è rimasto un braccio e una mano, immagini  che mettono solo tanta tristezza, di Giunone e Minerva si sono perse le tracce, in una delle celle a loro dedicate oggi c’è la Vittoria Alata, che ha passato secoli di reclusione nascosta e protetta da questi solidi muri. Lei non è nata per stare nel tempio capitolino e neppure Vespasiano ce l’ha mai portata, lei già c’era ma stava altrove. Era un simbolo e tale rimane.   

Giovedì 2 febbraio racconto la storia della Vittoria Alata. Appuntamento davanti al Capitolium alle ore 15. Costo 10 euro.  

Annamaria Beretta