Bastone pastorale, la bacchetta del mondo antico.

Sono stata ad un funerale di recente, ho voluto rendere omaggio ad una persona per bene, un caro amico che di professione faceva il sacerdote cattolico. Ho assistito a tutto il rito, rivivendo le stesse sensazioni che avevo da bambina, quando mi mandavano a messa. Non è cambiato nulla, stessa ginnastica, seduti, in piedi, seduti, stesse parole, che evocano  immagini di paesi stranieri e lontani che con la nostra storia antica nulla hanno a che fare:  la Giudea, il peccato, la santa alleanza d’Israele, infine il rito teofagico, mangia il mio corpo e bevi il mio sangue, che già da piccola mi metteva paura, oggi sinceramente provo orrore e disgusto. Il vescovo presidiava il rito affiancato da  un nutrito gruppo di sacerdoti, non ho potuto non pensare che tra loro, per una questione puramente di numeri e percentuali,  si  potesse nascondere qualche pedofilo ancora occulto. Il presule, tornato a celebrare dopo una lunga e seria  malattia, per fortuna con esiti positivi, teneva in mano  il bastone pastorale, e quello mi risuonava maggiormente,  il bastone ricurvo altro non è che una vera e propria bacchetta magica, il suo vero nome è LITUO, era in uso ai sacerdoti prima etruschi e poi romani e serviva a catalizzare le forze del cielo e ad attirarle sulla terra. Lo usavano gli àuguri, sacerdoti che traevano pronostici scrutando il volo degli uccelli, così importanti nella antica Roma, che senza il loro responso non si procedeva a nulla. Non so se il vescovo sia al corrente di questo significato ma che lo sappia o meno la sostanza non cambia, quell’oggetto è un simbolo dell’antica religione pagana e tale rimane.

Annamaria Beretta