Insani e dementi. Grazie Teodosio!

Nel 1975 le parole di Teodosio ancora risuonano nella nuova Costituzione greca non con la stessa durezza di sedici secoli addietro ma con il medesimo intento. L’unica religione possibile è quella greco ortodossa, tutti gli altri culti sono  fuorilegge, non si additano più i pagani chiamandoli insani e dementi, come nell’editto teodosiano, dove si  invocava per loro tremende punizioni divine e durissime sanzioni terrene ma l’ordine rimane invariato.

In Europa nell’anno 2000 si approva la carta di Nizza senza troppo sottolineare le radici cristiane, in Italia si apre una disputa con i vescovi.  La stampa italiana ha dato ampio risalto alla contesa sulle presunte radici cristiane del continente. Radici che nessuno nega: ma è facile dimostrare che né sono le uniche, né sono necessariamente positive. In realtà, si tratta di una mera affermazione di principio, o meglio ancora di una sorta di simbolica marcatura del territorio.

Tutto ha inizio da Costantino che stravolgendo una consuetudine millenaria e affiancato dal clero cattolico cambia il corso della storia. E’ lui che dà il via alla distruzione dei templi, lo fa lontano da Roma, a Gerusalemme, iniziando proprio dal tempio di Venere. Saranno i suoi figli, e tranne la breve parentesi dell’imperatore Giuliano appellato con disprezzo l’apostata, a continuare l’operato del padre. Ma è Teodosio, passato alla storia come il grande, a dare la grande virata, con il suo primo editto del 28 febbraio del 380. Immagino cosa possa essere successo il giorno dopo e quelli successivi quando orde di cristiani galvanizzati dalle parole imperiali al seguito dei vescovi entravano nei templi ad abbattere ogni cosa che si faceva loro incontro. Due anni è durata la distruzione poi un nuovo editto dichiara che le cose belle vanno salvaguardate ma i danni arrecati sono ormai irreparabili. Rimangono gli edifici, non sempre, e non ovunque. Sarà la voce autorevole del Papa Gregorio anche lui Magno a decretarne nel seicento l’uso cristiano, così i pagani, dice, ritrovandosi nei luoghi a loro conosciuti,  si convertono meglio.  Che storia triste. E Brixia? La città, non subisce la distruzione riservata a Roma. Ovviamente anche qui le statue, abitate dai demoni,  sono  distrutte e i templi irrimediabilmente  chiusi, e quando si decide di riaprirli devono essere adattati alla nuova religione. Curie e basiliche sono già pronte all’uso, salvo una modifica sugli ingressi che devono essere  allineati all’altare mentre i templi richiedono l’abbattimento dei muri, le celle non sono fatte per accogliere i fedeli ma solo i sacerdoti pagani. Compito assolto dai barbari, nel nostro caso i longobardi, che dal 569 al 774 occuperanno la città, guidati dal duca, il loro comandante.  Ci sarebbe molto da dire sulla permanenza dei longobardi, da dove arrivano, chi sono, cosa pensano, cosa fanno.  Al di là del racconto del loro mentore Paolo Diacono, credo che più che capanne di legno non sapessero fare. Da ariani diventano cristiani, è la loro breve fortuna perché a loro volta saranno spodestati dai carolingi.  

Brixia possiede il più grande tempio repubblicano del nord Italia ed è su quello che Vespasiano costruisce il tempio capitolino ma la città, colonia civica Augusta, è già prospera ed estesa. Ci sono templi, portici, palazzi, terme, curie e basiliche, anfiteatro e circo. Tutto questo o quasi  per nostra fortuna è ancora visibile. Lo so che per qualcuno è sconcertante ma se reggono i ponti esposti alle peggiori sollecitazioni perché non dovrebbero reggere gli edifici? Ho scritto del tempio di Venere, oggi santa Maria in Carmine ma esiste anche quello dedicato ad Apollo e a Marte, ai Dioscuri, ovvero Castore e Polluce, a Saturno, dove stava il tesoro della città, tutti luoghi occupati oggi da chiese cattoliche. Era patrimonio dello stato  al tempo come ha fatto a finire alla chiesa? Bella domanda a cui segue una semplice risposta: con l’inganno.

Giovedì 6 ottobre alle ore 15 vi aspetto davanti al Duomo vecchio, rotonda e vi racconterò delle terme, come tutto è ancora visibile, la grande piscina, il deambulatorio, il calidarium e il frigidarium. Mancano le statue, gli affreschi, l’atmosfera sensuale e gioiosa, per il resto c’è ancora tutto, esattamente come duemila anni fa.   Costo 10 euro.