La gens Fabia. La curia dei Fabi o la chiesa di ...?

 

Paolo Fabio Massimo, grande amico dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C - 14 d.C) appartenente alla gens Fabia, una delle cento famiglie fondatrici di Roma viene  inviato a Brixia per occuparsi, secondo i principi di Roma, della colonia civica augusta. E’ certamente opera sua la curia dei Fabi, un luogo dove si tenevano le assemblee pubbliche e si prendevano decisioni importanti per la città, comprese  le regole per le  attività artigianali e commerciali e la pianificazione del territorio. Non la faccio lunga ma c’è una chiesa imponente a tre navate, con un soffitto centrale a botte e i due laterali a crociera che ben si presta all’idea che questo edificio sia in realtà la curia romana, voluta dall’imperatore Ottaviano. I motivi  dipinti sulla volta sono inequivocabilmente romani  così come i finti marmi delle pareti  e gli eroti, i putti alati che nel mondo classico accompagnano tra volute di foglie d’acanto,  il corteo di Venere, la dea progenitrice di Giulio Cesare, zio di Ottaviano, sono significativi. La sequenza di grandi nicchie sui due lati lunghi serviva ad ospitare le  statue delle autorità o delle divinità, oggi, al loro posto, c’è una sfilza di altari, uno di seguito all’altro, senza sosta. Otto enormi colonne dividono lo spazio, calcolato secondo una geometria perfetta, il rettangolo della pianta si può scomporre in   elementi quadrati che a loro volta ospitano idealmente i triangoli e i cerchi. E’ l’idea della bellezza vitruviana che ha origine in  Pitagora, nei  precisi calcoli dell’ottava: simmetria e ordine, quadrati, triangoli, cerchi e spirali, secondo principi mutuati dalla Natura. 

I cambiamenti e le drastiche trasformazioni dei grandi e solenni edifici pubblici romani, e questo lo è,  avvenivano per opera  delle  congregazioni religiose o degli  ordini monastici che provvedevano a “ripulirli”, a modificarli dove serviva, con l’apertura di rosoni, porte o finestre, abbattimenti o costruzioni di muri, rendendoli così idonei alla nuova religione.  Qui nell’abside, dall’acustica straordinaria,  è stata costruita una scalinata che porta all’altare  e sul muro di fronte aperta una porta di accesso dove non c’era,  poiché nelle basiliche e nelle curie si entrava sempre lateralmente. L’aggiunta del campanile è la ciliegina sulla torta, il marchio di fabbrica,  vale per tutti i templi e gli edifici, salvo poi in alcuni casi crollare di botto, come è successo nel cinquecento, al neocampanile del duomo vecchio,  che come ho già scritto non era una chiesa bensì l’edificio termale della città.  

E così la curia dei Fabi divenne la chiesa di San Giuseppe, situata a nord di piazza Loggia  e dedicata al patrono dei lavoratori. Se c’è una cosa che noto nelle mie ricerche, ed è una costante, è la sottile arguzia di mantenere sempre la relazione con l’intento iniziale. La ricerca continua.

Annamaria Beretta

P.S.: vi ricordo l’appuntamento, per chi vuole, con l’aperitivo del giovedì, bar Retro in via Guadagnini (zona Esselunga di via Milano) a Brescia alle ore 18.