
Paul Bigot
Paul Bigot è un architetto, archeologo francese nato alla fine dell’ottocento, ci ha lasciato in eredità un’ opera importante, un plastico di gesso di 70 metri quadri, in grado di raccontare Roma all’inizio del IV secolo. Ed è già una scelta. Il suo sembra un sogno di un artista, insensibile ai profitti materiali che non ha mai cercato e ottenuto e anche agli onori ma felice di avere impiegato il suo tempo nella realizzazione di un grande progetto, che restituisce la bellezza classica e incontaminata della città. Paul Bigot lavorò sull’insieme delle fonti testuali, archeologiche, iconografiche. All’inizio del novecento ciò che appare ai suoi occhi è una città molto diversa da quella che si appresta a raccontare della quale coglie con studio e intuito l’impronta, regalandoci una tridimensionalità stupefacente. Le tracce del passato rimangono indelebili, sopravvivono indifferenti a tutti i tentativi di manipolazione, di narrazione diversa, di giustificazioni improbabili. Le pietre non possono ingannare la Storia come spesso succede alle parole, che riempiono le pagine dei libri di menzogne, esse rimangono, testimonianze autentiche, anche se ci si muove tra distruzioni, rifacimenti, modifiche e molto altro. Bigot deve aver guardato con la mente e con il cuore liberi da condizionamenti, facendosi trasportare nel tempo passato. E’ il metodo per scoprire che straordinariamente tutto è ancora al proprio posto come il pensiero che ha dato vita a quella progettazione. Tutto ciò è possibile poiché siamo in un campo energetico dove il tempo e lo spazio possono assumere valenze diverse. Sembrano parole astruse invece potrebbero diventare la nostra magica realtà quotidiana se solo dimenticassimo i confini razionali dentro cui siamo confinati. Una volta scoperta la chiave del gioco tutto si compone come in un meraviglioso puzzle, i pezzi trovano la loro sistemazione.
E’ così che faccio quando cammino per la città, rivedo il tempio di Venere, costruito sull’acqua, elemento simbolico femminile e il tempio di Marte, che si collega alla caserma dei gladiatori, a ridosso della curia dei Fabi che a sua volta guardava all’anfiteatro, poco distante dal foro di Adriano. Fantastoria? No, semplicemente affascinante realtà da raccontare con tanti particolari evidenti da cogliere.
Annamaria Beretta
P.S.: il plastico di Paul Bigot si trova presso l’Università di Caen che continua con grande rigore la tradizioni degli studi sulla romanità. Io, infinitamente grata seguo tutte le lezioni. L’ultima era proprio dedicata al teatro di Pompeo. L’equipe di insegnanti e allievi sono partiti dal plastico per approdare ad una fantastica simulazione digitale.
