
Lo osservo e mi aspetto dell’altro. Mi arriva, con un sorriso sotto i baffi.
Rifletto su queste parole, sulla mia facilità di scrittura non ho più dubbi, so che è una dote, riesco a tradurre in parole le emozioni e anche i paesaggi, così che chi legge abbia la sensazione netta di essere segretamente a fianco dei protagonisti, dentro scenografie che pur appartenendo al mondo archeologico appaiono incredibilmente piene di vita.
Come faccio? Osservo e studio. Ogni viso porta tracce della vita, i fatti quieti o tempestosi lasciano scie riconoscibili e l’espressione vale più di mille discorsi. Così ho guardato a lungo i visi di marmo degli imperatori romani, prima di affrontare i capitoli che li avrebbero riguardati. Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Vespasiano e Tito, hanno vissuto paradossalmente con me per un lungo periodo, o meglio io ho vissuto con loro, calpestando i magnifici marmi policromi dei palazzi importanti sul Palatino, li ho seguiti sulle infinite strade di pietra dell’impero, con loro ho raggiunto Alessandria, Antiochia, Gerusalemme. Ho raccolto ogni traccia, anche quella più insignificante, esaminando testi storici, antichi e contemporanei, italiani e stranieri.
Tiberio accusato di perversione? No, non può essere, la cultura del tempo non si nutriva di queste percezioni. L’elezione di Caligola? Un errore di valutazione dovuto alla fretta. Nerone? Una sorpresa e capisco che qualcuno mi dica: - ho letto il tuo libro e sono sconcertato. -
Perché Nerone è così inviso? Mentre non lo è Costantino, che di fatto è un vero criminale? Ecco, scrivere significa raccogliere, indizi, prove, immagini, suoni, pareri contradditori di storici e cultori dell’antichità e quando la Storia s’intreccia alla religione è ancora più doveroso comprendere. Non si può sostare all’ombra della sudditanza senza elaborare una propria opinione.
Qual è la nostra Storia? E’ quella straniera e immobile raccontata dalla dottrina, controllata dai dogmi o è quella che è affiorata sotto forma di affreschi meravigliosi da un palazzo, la domus aurea, rimasto sepolto per ben quattordici secoli, dove si calarono i pittori del rinascimento, che abbagliati da tanta bellezza ripresero a dipingere come nei tempi antichi? Forme e colori dimenticati eppure così presenti nella memoria, tanto che Raffaello ridiede vita sulla tela alla scuola filosofica di Atene, chiusa dal fanatismo religioso.
Ammettiamolo, siamo finiti per molti secoli, in un angolo buio della Storia, senza cultura, senza libri, macchiati, sottomessi e impauriti, minacciati da fiamme reali ed eterne senza la possibilità di replicare. Chi è responsabile di tutto questo?
Io un’idea me la sono fatta. La racconto nel mio libro Immanuel che è un romanzo.
Mentre Renato, così replica a Carlo: - Non credo sia il Contrario del Vangelo. Anzi, credo sia una lodevole interpretazione di colui che si faceva chiamare Gesù. Tempo fa scrissi pure io un breve testo "Gesù secondo la prospettiva umana". Del resto questa figura è più metafisica che fisica, non riscontrando elementi per raffigurarlo. Se dovessimo chiederci : chi era veramente Gesù, avremmo molte sorprese. Per non parlare della figura di Giuda.-
Capito? La discussione è aperta e soprattutto è libera.
Annamaria Beretta
P.S.: Immanuel edizioni Youcanprint anche in ebook. Si può ordinare on line, prenotare in libreria oppure... richiederlo a me, come i miei acquarelli.
