
Le dee affollano i tempi antichi, il loro viso adornato da trecce appare qua e là sulle dure pietre squadrate dei templi e in qualche ora del giorno con i giochi di luce e di ombra il viso femminile abbellisce la facciata della grande moschea di Allah a La Mecca.
A Efeso ancora si sente il respiro di Artemide, e le invocazioni a Iside, la dea egizia, tuttora risuonano nelle chiese cattoliche, dove le madonne nere, nonostante l’impegno teologico di chi vuole addomesticarle, rivelano tutta la loro potenza creatrice. Il buio prima della luce. Il caos prima della genesi. Si potrebbe riscrivere la storia religiosa dei popoli del Mediterraneo a partire dalla grande dea Madre.
La dea aspettava in piedi sul toro allargando le vesti il ritorno del dio del tempo. Il suo nome era Baal poi trasformato in Belzebu e Belfagor, ma la sua immagine al museo del Louvre parla la lingua innocua e sana della vita.
I cananei distrutti e con loro tutti i rituali legati alla femminilità e alla natura, la dea Asherah compagna del dio Jahweh rimossa dal tempio, lei che con i seni nudi e eretti abbelliva e rendeva sacra ogni casa della Palestina.
La religione si trasforma in guerra, così che anche il dio misericordioso divide il bottino, a lui spettano 32 asini e 32 vergini. Non è vero? E’ una lettura simbolica? Le parole sono inequivocabili.
Le tre religioni monoteiste sono da sempre al centro di moltissime guerre, non esistono altre religioni più conflittuali di loro. Sembrano contraddistinguersi per una particolare aggressività e uno schema di ragionamento: amico/nemico. Di fronte a tanta violenza e dolore è legittimo interrogarsi sull’essenza stessa del monoteismo, non è che gli uomini hanno creato un Dio unico a loro immagine? Violento, aggressivo, ignorante. Religioni del libro, ma dei libri che non vanno d’accordo. Ciascuno pretende di essere l’unico, il solo libro sacro ma sulla base dei testi si può affermare tutto e il contrario di tutto.
E la dea? Aleggia su tutto pronta a riportare il giusto ordine cosmico, a ridare la parola negata e a rimettere al centro la bellezza dell’unione tra maschile e femminile, come Natura vuole.
Annamaria Beretta.
P.S.: Giappone nel chiostro 1 – 2 – 3 aprile Museo diocesano in Brescia, via Gasparo da Salò.
