

Sì, sì, è proprio vero… il 31 dicembre chiudo il negozio e ogni giorno, più volte, mi sento ripetere da persone che mai hanno varcato la soglia: “ oh che peccato è così bello…”
Sono consapevole della bellezza, ogni oggetto scelto con grande, impagabile gusto, ma al tempo di oggi dove importante è apparire, il facsimile o il quasi uguale funziona meglio e per me, pagare l’affitto di un’attività affacciata su una strada di poco passaggio, non è stato facile.
E poi sono stanca di stare ore infinite racchiusa tra quattro mura, ho voglia di fare altro, di esporre i miei acquarelli, di raccontare i miei libri, di iniziare la promozione di UZURI che ancora non ho fatto e da gennaio intendo seriamente occuparmene.
Intanto arrivano i primi commenti di chi ha affrontato le trecento pagine di una storia ambientata nella Palestina di duemila anni fa. Intrigante, dolce e storico sono le parole che mi sento dire, oltre alla domanda: “ perché hai scritto questo libro? “ Rispondo che racconto le donne chiuse dentro regole assurde che ancora imperversano, oggetto di dure parole che ancora le riguardano e che senza pudore vengono continuamente reiterate.
La parola è forza ed energia, se positiva può cambiare il mondo ma se possiede, al contrario, un’intenzione di scontro o di guerra o di biasimo o di sottomissione emarginerà prima o poi chi continuamente la conferma. Ne sono certa e le donne sapranno… discernere.
Annamaria Beretta.

