“Come una madre amorevole”, chissà quante volte sarà pronunciata questa frase, nel sinodo dei vescovi, evocando così quel femminile da sempre palesemente assente. Non ci sono le madri, non ci sono mai state, e non ci sono neppure i padri, perché coloro che prenderanno la parola, avvalendosi del titolo inappropriato, sono maschi celibi.
Marco Ambibulo, dopo aver onorato i lari e i penati custoditi nel tempietto di casa è diretto all’ufficio del pretorio, da dove partono le missive per tutto il mondo. La posta è celere si serve di tanti mezzi, la destinazione è raggiunta per mare o per terra, dipende dalle condizioni del tempo ma la consegna è sempre garantita.
Un romanzo è una creatura preziosa, chi legge scorre parole, entra in trame più o meno complesse, in storie vicine o lontane, intriganti o noiose e chi scrive vive una vita in simbiosi con i personaggi narrati, sullo sfondo di scenografie sottratte allo scorrere del tempo.
L’ho scritto più volte, è Paolo di Tarso il vero fondatore del cristianesimo, è lui che con cinismo e partendo dalle sue disgraziate condizioni fisiche, tanto da pronunciare con lo sguardo rivolto a se stesso una locuzione terribile: “io sono l’aborto di dio”, diffonde la nuova religione.
Un uomo senza morale l’ha definito il magistrato che si è occupato di lui, ascoltandone le squallide ragioni. E sinceramente dopo questo ennesimo grave episodio di pedofilia, vittima una bimba di dieci anni, mi pongo più di una domanda, chi sono i preti? Ci si può rivolgere a loro per ottenere pareri e consigli sui tanti aspetti della vita umana?
E’ un romanzo che si legge tutto di un fiato e pare di essere dentro la Storia, politica, economica ma soprattutto religiosa. Ci sono gli imperatori romani, da Ottaviano Cesare Augusto, il divino, a Tito, figlio di Vespasiano, sì proprio lui, quello della distruzione del Tempio di Gerusalemme.