L'ARCE il luogo degli antichi auguri.

Alla fine dell’ottocento sono state ritrovate delle fondamenta di un edificio antico nell’attuale piazzale della torre Mirabella in castello, a Brescia,  sono state subito ricoperte e giustificate come chiesa paleocristiana del V secolo dedicata a S. Stefano in ARCE. Ma ARCE è un nome che evoca gli auguri, ovvero gli antichi sacerdoti pagani incaricati di delimitare il luogo del futuro tempio.

Il rito di fondazione di un tempio romano si effettua in un giorno stabilito, l’augure sale sul luogo elevato, chiamato ARCE,  dove gode di un’ampia visione dell’orizzonte. Unisce i punti cardinali con due assi, il nord/sud: cardo e l’est/ovest: decumano. Si pone all’incrocio tra i due assi, con  la schiena rivolta a nord, chiama lo spazio alle spalle la pars postica e quella davanti la pars antica. Poi divide in altre due parti,  quella alla sua sinistra è la pars familiaris,  ovvero propizia e quella a destra la  pars hostilis, ovvero sfavorevole. Ogni settore è presieduto da una divinità, i quattro spazi sono divisi successivamente in dieci.  Le operazioni sono lunghe e  complesse condotte con il supporto  di uno gnomone, l’orologio solare,  ben piantato nel terreno. Il momento propizio è l’alba quando gli uccelli spiccano il volo, l’augure  è vestito di una tunica bianca senza lacci senza stringhe con solo un piccolo accenno di maniche, in testa ha il berretto conico, in mano il lituo, il bastone ricurvo di legno o di bronzo ma senza nodi. E’ lì da un’intera notte e sta per delimitare il cielo con un gesto ampio e maestoso, in pratica esegue  la tracciatura di un cerchio con il lituo,  ed è in quell’istante che  lo spazio assume la valenza di sacro e di eterno e risuona con le stelle.  Il cerchio rappresenta il tutto, la forza allo stato caotico ma anche la ruota del destino mentre il punto dentro il cerchio è il caos trasformato in cosmo, in poche parole Venere è il cerchio e Marte è il quadrato e così si è ottenuta la quadratura.           

A questo punto l’augure pronuncia delle precise parole, sono formule antiche che proiettano l’immaginazione nel mondo reale, esse creano, cingono, chiudono, confinano, danno vita al sacro luogo.

Il lituo, ovvero il bastone ricurvo, in uso agli auguri, sacerdoti dotati di grande sensibilità, dovuta ad un allenamento costante e a una lunga esperienza,  tanto da essere  in grado di  cogliere i segni attraverso il volo, la tipologia e anche  il canto degli uccelli, oggi è passato nelle mani del vescovo,  e si chiama bastone pastorale. Probabilmente il presule non conosce il significato o forse sì ma che lo sappia o meno la sostanza non cambia,  in mano tiene un simbolo magico dell’antica religione pagana.

Io vi aspetto sabato 6 aprile alle ore 15 al parco dell’acqua in piazzale Arnaldo per raccontarvi il mio ultimo libro, Roma Aeterna, ringrazio fin d’ora, chi vorrà  accogliere il mio invito.

Annamaria Beretta