Brixia, città della Gallia Cisalpina, nel I secolo dell'era volgare.

Nel mio ultimo libro Roma Aeterna ho dedicato due capitoli a Brixia, città della Gallia Cisalpina, al suo vasto e diversificato  territorio, alle sue valli, Camonica, Valtrompia e Valsabbia retta dalla dea Vesta, ai laghi Benaco, Iseo e Idro. Ho fatto soggiornare il futuro  imperatore nella villa dei Catulli a Sirmione,  dove ancora aleggia  l’eco dei versi del giovane poeta perdutamente innamorato di Clodia.  La sua camera è rimasta intatta con il grande dipinto di Europa, la divinità in groppa al toro bianco inaspettatamente mansueto nel candido manto e nella dolce e mite espressione.  Ma prima di arrivare a Sirmione, Domiziano  incontra l’austera saggia e anziana sacerdotessa celtica:

-  Saliamo su questo colle quando è in arrivo un temporale, ci mettiamo in ascolto del vento, lo osserviamo mentre danza con la pioggia tra gli alberi, scuote le fronde, agita i rami fino a spezzarli, a volte urla, altre soffia, altre ruggisce, conosciamo ogni sfumatura della sua voce, ma il discorso  è ogni volta diverso. Ci parla attraverso la pioggia spezzata e sollevata da terra, costretta a seguirlo, nella nebbia  che avvolge ogni cosa o per mezzo  delle nuvole dense di buio che dominano il cielo. Coordina il rombo dei tuoni e la sua furia si  placa nel breve tempo  del chiarore  dei fulmini. Guardiamo attentamente le ramificazioni improvvise di una folgore, ne seguiamo il bagliore accecante fino a quando si spegne. Ogni temporale è un viaggio a sé stante, luce e buio si contendono lo spazio, come fragore e silenzio o la calma in opposizione alla potenza ed è la percezione di questi forti contrasti che ci permette di avere intuizioni  e visioni legate al passato o anticipazioni sul nostro futuro. Il tempo diventa inesistente, possiamo percorrerlo come vogliamo perché tutto è in un continuo presente, la realtà non possiede ombre, tutto è lì, chiaro, leggibile, inequivocabile. Viviamo a stretto contatto con la Natura, non siamo diversi da un animale, da un  albero, da un corso d’acqua, da una pietra. Ci basta una robusta  capanna di legno di quercia con un tetto di paglia per ripararci. Non erigiamo templi alle nostre divinità, onoriamo Brigida, Tillino, Teutates, Bergimo e Cernunnos ovunque, rispettiamo fate e fati, magiche creature che ci sono vicine, pronte a ricordarci quanto la realtà  sia molto diversa da ciò che vediamo, sentiamo, proviamo. Esistono suoni, immagini, percezioni che vanno a comporre un mondo prodigioso, ci  basta un segno misterioso tracciato dai nostri antenati su un masso per richiamare alla memoria la conoscenza, o un fuoco acceso  che esplode in scintille per individuare il giusto percorso o il ritmo di un tamburo per tornare all’origine in un viaggio a ritroso che parte sempre da dentro. La storia è un cerchio, la Natura è un cerchio, la vita è un cerchio e quando raggiungiamo la fine tutto di nuovo ricomincia.  Attorno a noi tutto si esprime con una grande chiarezza, passato, presente, futuro, nessun segreto, tutto è palese. Ma ora dimmi, cosa vuoi sapere? No, te lo dico io, mi basta osservare i tuoi occhi per leggere il quesito che vuoi pormi, la tua preoccupazione è eloquente ha preso già forma nei tuoi pensieri.  Tu, sarai imperatore molto presto.

Sabato 6 aprile alle ore 15 al parco dell ‘acqua in largo Torrelunga racconterò il mio libro. Grazie a chi mi aiuta a diffondere l’evento.

La motivazione che mi ha spinto alla scrittura di questo libro così ricco di dettagli storici è il recupero della memoria e  delle nostre vere radici a metà tra il mondo celtico e quello romano.

Annamaria Beretta