
Venere Erycina era uno dei culti della Dea romana Venere, come protettrice della fertilità, ovvero come Dea Natura, già conosciuta in Grecia come Afrodite Ericina. Secondo Tucidide, Erice fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mar Mediterraneo avrebbero trovato la terra dove stabilirsi. Virgilio aggiunge che Enea, figlio di Venere, fondò sul monte, per la divina madre, "una sede vicina alle stelle". Quinto Fabio Massimo della gens Fabia dedica in Campidoglio il tempio alla dea nel 215a.C. . Il suo discendente Paolo Fabio Massimo, quello della curia dei Fabi, di cui ho già scritto, erige a sua volta il tempio nella città di Brixia. Lo costruisce in mattoni, opus latericium, solenne e grandioso, su un pronao e circondato da un portico che oggi non si vede più. Su due lati è stato inglobato nella chiesa, mentre il portico a sinistra, i carmelitani, quando si sono insediati devono avere pensato che potevano tranquillamente prenderselo a loro uso e consumo danneggiando irrimediabilmente la simmetria e la bellezza del luogo, d’altra parte solo chi non progetta e realizza un’opera, ma la riceve per destinarla ad un uso diverso da quello per cui è nata, può permettersi lo scempio. Già dal portale d’ingresso si vedono i tentativi maldestri, di interventi raffazzonati. L’interno è grandioso e ricorda la curia dei Fabi, stesse colonne, qui sono sette, stesso soffitto a botte e i due laterali a crociera. Tracce di dipinti antichi rimangono ancora nel muro di sinistra, quello di destra è abbattuto, ma incredibilmente c’è un volto femminile che ricorre con insistenza lungo il perimetro in alto. Non è la vergine Maria, ho chiesto lumi a chi si occupa di dare spiegazioni ma non ha saputo rispondere, anzi quel viso, più volte dipinto, non l’aveva proprio mai visto. Mi piace pensare che sia ancora lei la Venere Erycina, quella che presiedeva ai riti sacri, compresi quelli legati alla prostituzione, che, guarda caso, tradizionalmente è rimasta ad occupare i paraggi. Il fiume Bova, che si vede ancora oggi scorrere da una piccola botola di legno, fluisce sotto l’ingresso che al tempo era portico e dove stava la grande vasca per i rituali. Per ampliare lo spazio interno è stato abbattuto il muro, che lo separava dalla cella.
Venere era legata all’acqua, i riti sacri si svolgevano nell’acqua e una volta all’anno anche la statua della dea veniva bagnata dall’acqua. A lei erano sacri i leoni, ne sono rimasti due, oggi vigilano la soglia senza alcun impegno, infinitamente tristi e mogi, hanno perso tutta la solennità del loro tempo.
La chiesa è S. Maria del Carmine in contrada del Carmine a Brescia. La ricerca continua.
Annamaria Beretta
P.S. : E’ ovvio che tutto questo richiede una visita sul luogo, non si può comprendere con poche parole ciò che per me è uno studio antico, una indagine costante e una continua riflessione. Chi vuole può chiedere di fare un itinerario con me. Ricordo che ci si vede ogni giovedì alle ore 18 al bar Retro in via Guadagnini per l’aperitivo a quattro euro. Non perdiamo l’occasione per scambiare pensieri, emozioni e punti di vista, anche diversi, perché no?
