Il tempo dei circhi, dei cavalli, degli aurighi.

Il  tempo del circo, dei cavalli, degli aurighi.

Osservo la piazza, la  percorro in lungo e in largo, l’abbraccio per intero con lo sguardo,   le dimensioni sono perfette, la conformazione pure, la spina centrale ancora esiste. Mancano i protagonisti: i cavalli, gli aurighi e il pubblico vociante, ma con l’intuizione, che è parte della natura umana, posso immaginare nei minimi dettagli tutto il contesto.  Leggo le parole di Giovenale: - oggi i giochi nel circo rapiscono i romani e il fragore colpisce le  mie orecchie. Mentre Cicerone mette in guardia gli incauti spettatori dalle divinazioni di maghi e astrologi che gravitavano nei paraggi  e vendevano a caro prezzo  l’ipotetico nome dell’auriga vincente.

La corsa era preceduta da un fastoso corteo: la pompa, poi diventata pompa diaboli quando i circhi, gli anfiteatri, le terme, i teatri, le biblioteche  e tutti i luoghi di assembramento sono stati chiusi e vietati. Mi ricorda qualcosa di contemporaneo  o sbaglio?

Le divinità erano chiamate a sovrintendere poiché tutto si svolgeva in un ordine sacro collegato alla Natura, dodici erano le porte dei carceres, le postazioni alla partenza, come i segni zodiacali, le fazioni erano quattro come le stagioni, i giri da compiere erano sette come i pianeti attorno al sole.

La dea celtica dei cavalli Rhiannon e la dea romana Epona sovrintendevano alle gare, prima, durante e dopo. Alle divinità femminili si rivolgevano gli aurighi, atletici guidatori dei carri, dotati di destrezza, occhio, competenza, forza fisica e agilità nelle gambe. Finire stritolati dalle ruote del carro avversario o calpestati da cavalli lanciati a folle velocità era alquanto facile. Ma chi arrivava alla vittoria portava a casa la gloria.

Il circo massimo di Roma fu voluto dallo stesso Giulio Cesare. A Brixia non si conosce il nome dell’imperatore che decise per la sua costruzione, poichè da Costantino in poi la memoria si è persa e del nostro vero passato conosciamo relativamente  poco. La meraviglia è che ancora tutto è misteriosamente presente.  C’è   un  sapere inconscio in ognuno di noi e attorno a noi si manifesta attraverso l’energia, la frequenza e il suono come ci ricorda il grande Leonardo.

Sabato 6 novembre alle ore 14.30 in Piazza Arnaldo a Brescia.