Le pietre parlano, raccontano una verità sommersa dalle parole.

 

  • Genitrice della stirpe di Enea, gioia di uomini e dei, Venere che dai la vita, che sotto gli astri scorrenti del cielo rendi popoloso il mare colmo di navi e la terra fertile di messi, poiché ogni genere di viventi nasce da te e, sorta, contempla la luce solare. -

Con questi versi il poeta Lucrezio dedica il suo libro:  - la natura delle cose -  alla dea Venere.

Nasce come Afrodite, dea greca dell’amore, della bellezza e della fecondità, affine a Ishtar dea fenicia, protettrice dell’amore sensuale. A Roma si declina in Venere genitrice, chiara allusione alla mitica discendenza di Giulio Cesare, attraverso Iulo ovvero Ascanio, progenitore della gens Iulia e figlio di Enea a sua volta figlio di Venere. Ma la dea era considerata progenitrice di tutto il mondo vivente, animale e vegetale.   

Nel giorno a lei dedicato, Veneralia, il primo di aprile, partiva la processione con i sacerdoti e le sacerdotesse, le fanciulle inghirlandate di fiori che spargevano petali di rose e infine la statua di Venere portata dagli uomini che faceva il giro dei templi a lei collegati come Saturno, Marte e Mercurio, per poi tornare al suo tempio tra i leoni scolpiti. Alla dea non si sacrificavano animali ma le si offrivano rami di mirto, rose, mele e papaveri.

Nel tempio si svolgeva la prostituzione sacra e le donne che la praticavano godevano di una grande reputazione. La morale antica soprattutto quella sessuale era molto diversa da quella di oggi. Lo scontro tra paganesimo e cristianesimo avviene sul terreno sessuale.

Poteva mancare nella Brixia, capitale dei galli Cenomani e colonia civica Augusta, il tempio di Venere? Certo che no.

Sabato 9 ottobre racconto il tempio di Venere, appuntamento in piazza Loggia alle ore 16. Nulla da pagare, condivido, con chi apprezza una narrazione fuori dai soliti schemi,  i miei studi.  

Annamaria Beretta