La vittoria alata e la rivoluzione francese.

La Vittoria alata e la rivoluzione francese.

 

Ho ammirato la vittoria alata nella sua nuova collocazione, dentro la ricostruzione della cella che in origine ospitava Giunone, posta su un basamento che le dona ancora più nobiltà di quella che possiede, messa di lato sullo sfondo di un muro ricostruito in opus laterizia che evidenzia tutta la sua bellezza e perfezione classica.  Manca dello scudo e dell’elmo ma non importa, la forza che emana rimane inalterata. Non è nata per stare in questo luogo, qui è stata nascosta, aggiungo per nostra fortuna, altrimenti avrebbe fatto una ignobile fine, trasformata probabilmente in una  campana, come tutte le statue bronzee di questo periodo, difatti sono molto rare, si è salvata la statua di Marco Aurelio perché scambiato per Costantino e lei, la Vittoria alata, perché nascosta in un anfratto del muro del capitolium.

Uomini determinati e coraggiosi devono averla con molta fatica, data la mole,  trasportata di notte da un luogo non molto distante e occultata con grande cura e rispetto in una cavità del muro, insieme ad altri simboli di elevato valore etico e cultuale.

Nel 384, a Milano, ha luogo uno scontro molto duro, tra il senatore di Roma, Simmaco e il vescovo Ambrogio,  in questione c’è la presenza dell’altare della Vittoria in senato, di valore simbolico fondamentale. “Contempliamo gli stessi astri, ci sovrasta uno stesso cielo, uno solo è l’universo che ci circonda: che importa con quale dottrina ciascuno di noi cerca la verità? Non si può giungere per un’unica via a un segreto così profondo.”, così scrive Simmaco ma la risposta del vescovo è terribile nella sua arroganza e non ammette ragioni di sorta.

Dal 29 a. C., quell’altare sta nell’aula del senato romano, per volontà di Ottaviano Augusto, e’ simbolo della religione dello Stato e della potenza di Roma. Ad esso si accostano i senatori per bruciare l’incenso e prestare giuramento prima di ogni riunione.

Nel 357, in occasione della visita a Roma dell’imperatore Costanzo figlio di Costantino, cristiano ariano, viene rimosso, ma torna al suo posto poco dopo. E’ il segno che la nuova religione sta travolgendo anche il simbolo più importante del culto tradizionale. La convivenza, non sempre pacifica, tra paganesimo e cristianesimo, iniziata nel 313, volge alla fine.

E la fine non si fa attendere molto. Nel 380 l’editto di Tessalonica, di Teodosio e Graziano, imperatori d’Oriente e d’Occidente, promuove il cristianesimo a unica e indiscutibile religione ufficiale dell’impero. Nel 382, Graziano, che già ha rifiutato il titolo pagano di Pontefice Massimo, rimuove l’altare e toglie le sovvenzioni statali al culto tradizionale.

Il paganesimo è ancora maggioranza nell’impero ma scade a religione avversata  e non tollerata. La delegazione senatoriale che vorrebbe chiedere a Graziano un ripensamento non viene neppure ricevuta.

Notizie così non possono che correre velocemente lungo le strade dell’impero e giungere anche a Brixia, dove non si perde tempo, la Vittoria alata è in grave pericolo, a Roma è già stata rimossa, l’altare distrutto, il simbolo di Roma deve essere preservato, come? Bisogna toglierlo dalla sua sede che probabilmente, come a Roma è la curia Iulia, voluta da Cesare Ottaviano Augusto che inizia la sua straordinaria e lunga carriera politica proprio a partire dalla Gallia Cisalpina, ripercorrendo le orme del padre adottivo, Giulio Cesare che sul lago di Garda aveva il suo quartiere generale.  

A due passi dal tempio capitolino sorge il complesso di santa Giulia, chi era costei?  Il sito ufficiale dei santi e dei beati  sostiene che è una santa senza notizie storiche attendibili. Viene da Cartagine si ferma in Corsica e dopo il martirio, non si sa né dove né come, i suoi resti  approdano a Brescia portati da Ansa moglie del re longobardo Desiderio. Il sospetto che il nome della santa serva ad occultare quello della basilica Iulia è legittimo.  I longobardi, uomini dalle lunghe barbe, di  provenienza germanica e credo cristiano, erano sprovvisti di capacità costruttive e oltre alle capanne di legno con tetto di paglia non sapevano andare, le loro conoscenze erano molto rozze prova è il forno e il sepolcro che hanno realizzato nel tempio repubblicano, alla base del tempio di Vespasiano.  La loro permanenza dentro il complesso di Santa Giulia, che è ben altro da quello che viene raccontato, è servita a cancellare in superficie  ogni traccia del passato, perché ancora tutto è lì, sotto i nostri occhi, compresa la nicchia che nella basilica Iulia, dove si riuniva il senato locale, ospitava la Vittoria alata, simbolo di Roma. Quella Roma che, prima dell’imperatore Costantino, gestiva l’imperium, il governo  in nome del popolo romano in collaborazione con gli dei, dove le città sono civitas collegate tra loro e non singole e disaggregate polis, abitate da cittadini con diritti riconosciuti. Con Costantino cambia tutto,  il potere imperiale deriva  direttamente da dio, questo trasforma immediatamente i cittadini in sudditi.  

La Vittoria alata è un simbolo e un principio rappresenta quei valori antichi  che ricompaiono molto più tardi  nella rivoluzione francese: aux armes les citoyens!