Martiri e patroni. Persecutori e perseguitati. Che storia è?

Martiri e patroni. Persecutori e perseguitati. Che storia è?

L’anno deve essere il 130, ma con esattezza non si sa. La versione narrata è la seguente.

  • L'imperatore Adriano ordinò a Italico di procedere nella persecuzione. Faustino e Giovita si rifiutarono di sacrificare agli dei e furono incarcerati. Intanto l'imperatore di ritorno dalla campagna  di Gallia si fermò a Brescia, venne coinvolto nella faccenda ed egli stesso chiese ai due giovani di adorare il dio sole ma essi si rifiutarono ed anzi colpirono la statua del dio pagano. L'imperatore ordinò che fossero dati in pasto alle belve del circo e furono rinchiusi in una gabbia con delle tigri. Le fiere rimasero mansuete e si accovacciarono ai loro piedi, il miracolo ebbe come effetto la conversione di molti spettatori tra cui anche la moglie del governatore Italico, Afra, che diverrà un giorno anche lei martire e sarà proclamata santa. Venne ordinato che i giovani fossero scorticati vivi e messi al rogo. Il martirologio racconta come il fuoco non toccò nemmeno le vesti dei due condannati e le conversioni in città ebbero ancora più larga diffusione. Furono tenuti prigionieri nelle carceri di  Milano dove subirono molte torture, quindi furono trasferiti a Roma dove furono di nuovo dati in pasto alle fiere nel  Colosseo, ma anche stavolta ne uscirono indenni. Furono imbarcati e mandati a Napoli e,  pare che, grazie ad una loro intercessione, una tempesta durante il viaggio si placò. Le torture continuarono, infine si decise di spingerli nel mare su una barchetta che però tornò a riva. Furono quindi condannati a morte, riportati a Brescia e il 15 febbraio furono decapitati.

Certe storie dovrebbero essere ignorate, per rispetto dell’intelligenza, purtroppo sono alla base e hanno dato l’avvio alla nuova religione. Che tristezza.

I due “perseguitati”, uno diacono e l’altro presbitero,  sono diventati i patroni della città e di Adriano si sono perse le tracce. Così sembra.

Di formazione intellettuale romana, Adriano è un uomo raffinato attratto dalle lettere greche. È anche soprannominato græculus (il piccolo greco). Innamorato del mondo ellenico, cerca di ripristinare la religione greca limitando i culti orientali. Adriano ricevette l'iniziazione ai misteri di Eleusi nel 124. Offrì ad Atene una vera rinascita grazie a un prestigioso programma di costruzione come il completamento dell’Olympieion,  la costruzione di una "città di Adriano" che un arco separa dalla "città di Teseo”con nuovi edifici, i portici dell'Agorà romana, la biblioteca. Crea il Panhéllenion, una lega che riunisce le città dell'antica Grecia e che ha sede ad Atene.

In Egitto, l'imperatore cerca di far rivivere l'eredità ellenistica più delle proprie tradizioni egiziane. Adora ufficialmente la statua canora di Memnon,  che si trova ancora sulla riva sinistra del Nilo ma ne fa una manifestazione della cultura greca e della sovranità romana. Questa statua reca poesie che celebrano l'imperatore e l'imperatrice Sabina. Adriano costruì una nuova città, Antinoopolis (Antinoé), fondata sulle rive del Nilo dove annegò Antinoo, e le diede una costituzione a imitazione di quella di Naucratis . Frequenta la Biblioteca di Alessandria, restaura le collezioni e visita il museo.

I suoi viaggi gli permettono di osservare un'ampia varietà di forme architettoniche, soprattutto in Oriente, da cui trae ispirazione per i suoi progetti. Ha lanciato grandi opere, in collaborazione con l’ architetto Apollodoro di Damasco. Tra le sue realizzazioni, citiamo nella stessa Roma, il tempio di Venere e Roma,   iniziato nel 121, secondo un modello ellenistico, il Pantheon nel 125 e il mausoleo, oggi  Castel S.Angelo,   su modello e in diretta comunicazione con quello di  Ottaviano Augusto, oltre alla villa che porta il suo nome a Tivoli.   

E a Brixia? Il suo passaggio è documentato ma la storia ignora ogni traccia, come farebbero altrimenti i due santi protettori a sopravvivere?  E’ alquanto strano che un   imperatore che ha costruito edifici in tutto il Mediterraneo non lasci nulla di sé a Brixia, importante città, già capitale dei galli cenomani e colonia romana. E’ davvero andata così? A me non risulta. A Brixia di Adriano c’è molto. Per cominciare due bei visi di Dioniso/Bacco, in marmo, che tanto ricordano Antinoo nei lineamenti, decorano l’ingresso di un luogo centrale e qualcosa di molto simile alla porta di Adriano ad Atene sovrasta con eleganza un portico.

A volte è sufficiente guardare con attenzione, la mente sgombra da dogmi, seguendo  l’intuito che è l’intelligenza  legata alle emozioni e alla Natura, insieme, ovviamente a tanta silenziosa  riflessione e allo  studio.

Annamaria Beretta